Organizzazione, digitalizzazione e smart working: la versione di Barney

Organizzazione, digitalizzazione e smart working

Organizzazione, digitalizzazione e smart working: la versione di Barney

Organizzazione, digitalizzazione e smart working secondo la versione di Barney

Dalla carta, alla digitalizzazione, per arrivare a un modello organizzativo top down. Come si è evoluta la comunicazione e la condivisione per interagire tra i mondi virtuali e reali facendo tesoro delle risorse più importanti che ha un’organizzazione: le persone. 

L’invenzione

Mi sono convinto che la più grande invenzione della storia dell’uomo sia stata la carta*. Dopo i graffiti, naturalmente. Il contenuto aveva bisogno del mezzo. I disegni di Leonardo ne sono una icona universale. La carta – il papiro prima e il supporto informatico per ultimo – ha supportato e alimentato tutti i progetti dell’uomo nel suo percorso di civiltàne ha strutturato il modo di pensare, sempre confermando il principio “Il territorio cambia la carta. La carta cambia il territorio”

Cosa c’entra questa introduzione con il tema del titolo? 

In primo luogo, mi serve per spiegare – forse a me stesso – la difficoltà ad affrontare la fase di trasformazione attuale: la digitalizzazione. Per la prima volta nella storia, la carta, strumento fondamentale per l’uomo, almeno quanto il pollice opponibile, è minacciata di abbandono o, quantomeno, di marginalizzazione e a riduzione al genere di cose collaterali. Il passaggio dalla carta al digitale è un cambio di paradigma non facile da elaborare per organizzazioni pubbliche, private e individui.  

La carta guida l’organizzazione delle imprese

E veniamo allimprese, nelle quali anche la più recente rivoluzione industriale, l’informatica e internet, è stata sostenuta dalla carta, spesso trasformata in carta (quante e-mail vengono ancora stampate?) o emulata (vedi i formati .pdf). L’organizzazione delle imprese poi, è tuttora guidata dalla carta: un sistema organigramma/funzionigramma/mansionari su carta – non fa differenza se in .pdf – definisce i ruoli, quindi le responsabilità, quindi gli accessi ai dati informatici. Cambiando la carta, si cambiano le autorizzazioni agli accessi. Solo per deduzione, dalla mappa delle autorizzazioni agli accessi informatici potremmo risalire – con molti forse  all’organigramma. 

La digitalizzazione

La digitalizzazione dell’impresa comporta anzitutto modelli organizzativi concepiti e codificati nel virtuale, i quali modellano e supportano i comportamenti delle persone. È una ri-vo-lu-zio-ne. In altri termini, se qualcuno pensa che digitalizzazione dell’impresa significhi modernizzare le attività svolte con tante App è sulla strada sbagliata, benché le App debbano essere parte del piano. È cambiato il paradigma: “La realtà modifica il virtuale. Il virtuale modifica la realtà.” I due mondi convivono e interagiscono. L’interazione può avvenire in armonia o in forma di caos.  

La virtualizzazione dell’organizzazione

La virtualizzazione dell’organizzazione deve essere intesa come la costruzione di un ambiente ampio, orizzontale, omnicomprensivo di tutti gli stakeholder, interfacciato con tutti i sw verticali. Sul quale fluiscono senza barriere i dati e le informazioni secondo i permessi dell’utente. Possibilmente, con un solo accesso, poter disporre di tutti i dati necessari per svolgere il proprio lavoro e costituire l’ambiente di lavoro con i colleghi e altri interlocutori. Dove lApp sono un corollario non il motore, preferibilmente poco ingombranti.   

L’organizzazione così concepita può contenere e supportare, senza differenze di sorta, tanto il lavoro in sede quanto quello in remoto (lavoro agile, smart working, cantiere, telelavoro, …, emergenze) e alimentare il senso di community, sempre più necessario, in aderenza alle policies dell’impresa 

Ma solo un modello come questo può consentire all’impresa stessa trovare i talenti giusti senza il limite del proprio bacino geografico. Posso fare riferimento alle aziende di Milano che possono “assumere” collaboratori in qualunque area geografica e alle aziende decentrate dal principale mercato del lavoro, di “assumere” senza sovrapprezzi di natura logistica, ovvero senza pretendere il trasferimento di domicilioNaturalmente è vero anche per i candidati.  

Fantasie?

Rimettiamo i piedi a terra e scopriamo che è già tutto fattibile in termini economici (servizio SaaS in abbonamento) e in termini di tempo (ore) con l’Alveare Digitale di BusinessRM, cluster della piattaforma collaborativa di tipo “Organization First”SweetHiveUnici prerequisiti richiesti:  

  • soft skill delle persone (open mind, capacità di immaginazione, …);

  • un nuovo codice culturale da rilanciare che si chiama “Condivisione”.

Ah! Dimenticavo: è un processo di tipo top-down. Quindi, il primo a mettersi in gioco è l’alta direzione. Ma questo argomento lo riprenderemo in un prossimo articolo.

*Se non siete d’accordo siete in buona compagnia: nemmeno mio figlio è d’accordo. Ma io resto della mia opinione. Fino a prova contraria.

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